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La guerra negli occhi

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La guerra negli occhi


“La guerra negli occhi”, scritto da John Comini e recitato da Andrea Giustacchini, è il racconto (in dialetto bresciano) di un soldato della Grande Guerra.

Liberamente ispirato alle lettere dal fronte ma anche a libri come “Un anno sull’altipiano” di Lussu e “Niente di nuovo sul fronte occidentale” di Remarque, la narrazione percorre alcuni episodi della vita di un semplice soldato, dalla trionfale partenza verso una vittoria che sembrava certa e rapida, alla tragica realtà della guerra di trincea.

Insieme alle vicende del protagonista si intrecciano le storie di quattro suoi amici di paese, che per un verso o per l’altro rimarranno segnati per sempre dal dramma della guerra. I canti del coro “La Faita” fanno da colonna sonora al racconto, che è costellato da piccole vicende di vita quotidiana, da episodi cruenti come la decimazione o l’attacco contro la trincea nemica, da tocchi di umorismo e di umana solidarietà.

leggi un articolo sullo spettacolo sul sito di ValleSabbiaNews

dal "Giornale di Brescia" 14 febbraio 2009

L'EMOZIONE DELLA PAROLA NUDA
Semplice e intenso "La guerra negli occhi", in replica stasera a San Cristo

Da un bel libro da leggere, un emozionante spettacolo da vedere. In principio era Maurizio Abastanotti, un insegnante che, per cercare di rendere più coinvolgenti le lezioni di storia, pensò bene di documentarsi, leggendo alcune lettere di soldati bresciani spediti al fronte durante la Prima guerra mondiale. Da cosa nacque cosa, e le lettere consultate divennero dieci, cento, mille... Venne allora l'idea di ordinare parte di quel materiale in un libro, che uscì col titolo "A chi dimanda di me. Lettere e diari dei soldati valsabbini e gardesani alla Grande guerra"(libro andato letteralmente a ruba, tant'e vero che siamo già alla seconda edizione). Poi la palla passò nelle mani di John Comini del Teatro Poetico di Gavardo, che diede al contenuto del libro una veste teatrale, portando il tutto in palcoscenico con il titolo "La guerra negli occhi". Dopo alcune repliche proposte qua e la in provincia, ospite del Festival della Brescianità, l'altra sera "La guerra negli occhi" è andato in scena nella chiesa di San Cristo, in via Piamarta in città. Anche se dal punto di vista tecnico non offre nulla di innovativo (un solo interprete, Andrea Giustacchini, che entra, si siede, appoggia i gomiti su un tavolino e inizia a raccontare), proprio l'essenzialità della scena esalta l'intensità della recitazione e l'emozione che trapela dal testo. Anche facendo ricorso ad un pizzico di ironia, racconta ordinarie storie di guerra, cioè storie di ordinarie e quotidiane tragedie: soldati che partono dalla Valsabbia perché obbligati a farlo; altri che si arruolano come volontari... Tutti, però, una volta arrivati in trincea, si trovano a fare i conti con l'inferno della guerra, con assalti insensati ai nemico, amici che cadono feriti a morte… Bravissimo Andrea Giustacchini, che, narrando in dialetto valsabbino, riesce a tenere il pubblico inchiodato alla sedia per un'ora abbondante. gaf

da "Valle Sabbia News" 9/5/2008

"La guerra negli occhi" è uno spettacolo che ti prende. Un mix singolare di sobrietà e di suggestioni forti. Un tavolo, una sedia e un corpo scarno, attorcigliato ad una voce intensa. Più indietro un semicerchio di ombre discrete. ....
Pensi al carisma dell'interprete: ieratico e assorto, stentoreo e sommesso.
Pensi alla magia del coro. Quella sublime armonia che ti fa lievitare sopra la crudezza della narrazione.
Consideri anche l'abilità dell'autore e regista. Un testo in equilibrio tra citazioni colte e slang popolaresco, un'orchestrazione sapiente di suoni e di luci.
Insomma, gira e rigira, gli elementi dello spettacolo giustificano l'apprezzamento e l'applauso convinto, ma non spiegano quell'appeal misterioso che un sabato sera ti fa rinunciare a una cena fra amici per ritrovarti a riascoltare da capo l'odissea bellica del Tone, del Bigio, del Cecco e dell'ineffabile Beppe, fante sciupafemmine, da Soprazocco-Gavardo.
E' stato al ritorno, alla rotonda di Tormini che s'è dipanata la nebbia. ...
E' stato il Deni
(Andrea Giustacchini), con il suono delle parole a far vibrare il diapason del sortilegio che mi ha avvinto per quattro serate a riascoltare di tradotte e di trincee, di "Savoia!" e di decimazioni, di amici perduti e di amici ritrovati.
Non era la storia, ma più semplicemente la modulazione del suo raccontare, le cadenze e il sapore del suo dialetto che intercalava, con naturalezza, i radi passaggi in italiano. Praticamente una sorta di mantra che pervadeva i sensi e parlava direttamente al cuore e alla mente. ...

Pino Greco

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